A Parma al posto dei giocatori sono scesi in campo gli addetti alla manutenzione dello stadio. Niente gara contro la Juve
Sono i numeri a condannare le squadre di serie A a giocare anche di sera sotto la neve a temperature artiche. Non è un mistero che per le tv sia meglio lo spettacolo di sera, quando i contratti pubblicitari sono più alti perché più persone assistono alle partite. Secondo gli ultimi dati, i ricavi dai diritti tv delle 20 protagoniste della A è il 63% del fatturato. Seguono il 24% di ricavi commerciali e appena il 13% dagli stadi per un totale di 1 miliardo e 532 milioni di euro. Il peso delle emittenti televisive nei bilanci è superiore di quasi cinque volte a quello degli impianti, quindi è normale che dettino legge, infischiandosene di spettatori e giocatori.

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Per fortuna esiste ancora il buonsenso e non è in vendita: la Lega di serie A ha deciso che tutte le gare del prossimo weekend verranno giocate alle 15 a causa del maltempo. Poi ovvio, tutti se la prendono con gli stadi e hanno ragione. Purtroppo non è una questione alla quale è facile porre rimedio in breve tempo, soprattutto a causa dell’infinita burocrazia italiana. C’è però una questione che si può risolvere più in fretta, anche se non altrettanto efficace: la sosta natalizia. Perché i calciatori italiani hanno tre settimane di vacanze quando i loro colleghi della Premier giocano anche a Natale e a Santo Stefano? Se almeno un turno si fosse giocato tra il 22 dicembre e il 7 gennaio, cosa non proprio dell’altro mondo, il calendario non avrebbe dovuto contrarsi fino a far scendere in campo le squadre durante i giorni della “Merla”, secondo la cultura popolare i più freddi dell’anno. Qui però rientra in gioco il braccio di ferro tra l’Assocalciatori (Aic) e la Lega, il buonsenso non basta più.